#ResponsabiliInsieme Curiamo la socialità

Cultura e socialità sono tornate a fermarsi e da lunedì 26 ottobre al 24 novembre i nostri circoli sono chiusi

 

 

Cultura e socialità sono tornate a fermarsi e da lunedì 26 ottobre al 24 novembre i nostri circoli sono chiusi, in ottemperanza alle norme contro la diffusione del Covid-19 contenute nel Dpcm del 25 ottobre 2020.


L’emergenza Covid ha colpito trasversalmente la quasi totalità dei comparti della società con conseguenze importanti dal punto di vista economico e sociale, e con l’introduzione di una condizione di incertezza per cittadin* e famiglie che si sono visti mettere in discussione la quotidianità del lavoro, della scuola del tempo libero.


Abbiamo fatto la nostra parte, con responsabilità, e alle soglie dell’estate con la caparbietà e la passione che ci sono proprie ci siamo rimessi in movimento, ripensandoci, attrezzandoci per accogliere i nostri soci e le nostre socie in sicurezza nei nostri spazi, certi che lo stare insieme, il condividere momenti di socialità e di cultura facciano parte di quel diritto alla piena cittadinanza che tanto ci è caro.

E ora, necessariamente dobbiamo fermarci di nuovo, per ottemperare alle misure di prevenzione sanitaria, poste in campo dal Governo di fronte all’aumento dei casi di contagio. Chiudono i nostri luoghi di aggregazione, di attività educativa, sociale, culturale, di discussione e di pensiero e si fa forte il rischio che si assottigli di molto il grande patrimonio di volontari e di spazi che operano sul versante aggregativo e culturale, che spesso occupano uno spazio importante in una periferia.

Spazi che danno una risposta al bisogno di relazione ad anziani a persone svantaggiate, a ragazzini e ragazzine che ci frequentano o ai bambini e alle bambine dei dopo scuola e degli spazi gioco. Rischiamo di perdere alcune di queste realtà, perché non in grado in questo momento di autofinanziarsi come sono abituate a fare.


A differenza di altre emergenze che abbiamo attraversato, per la prima volta l’associazionismo aggregativo culturale è fermo completamente. Generalmente, che si tratti di calamità naturali, di aiuti umanitari, di cooperazione allo sviluppo, in queste circostanze tutto il nostro mondo si mette in movimento per sostenere in modo solidaristico chi è colpito, moltiplicando iniziative di raccolta fondi, cene sociali e altre attività di solidarietà. In questo caso siamo di fronte all’evidenza di non essere in grado di generare come in una situazione di normalità quel valore sociale di mutuo aiuto che è il cuore della attività che facciamo. Non è un tema immediato, arriva dopo.

Noi stessi, la promozione sociale, e i suoi soci diamo troppo spesso per scontato che il nostro sia un patrimonio che si auto alimenta. Ma non è così, non sempre. E allora diventa importante il tema della prospettiva e delle misure di sostegno da mettere in campo se siamo convinti che i nostri spazi e le nostre attività siano un valore aggiunto e contribuiscano a fare la differenza nel nostro modello territoriale di comunità, in un legame positivo, mutualistico, virtuoso con le istituzioni.

Questa è la fase in cui interrogarsi su come fare per non disperdere queste belle energie e sostenerle, perché Volontariato, non significa assenza di economia. Gli strumenti economici di sostegno sono ciò che potrà darci le gambe e la forza di continuare nella nostra azione, con un effetto moltiplicatore per il benessere delle persone, proprio perché siamo "attivatori" di altre risorse (umane, di intelligenza) capaci di promuovere lo “stare bene” nella propria comunità.

Chiediamo quindi alle Istituzioni di riconoscere pienamente il ruolo dell’Associazionismo di promozione sociale e di sostenere principalmente quelle realtà che a oggi non sono ricomprese nel Decreto Ristori, ma ben presenti e importanti sul territorio.

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